#InterSviste: il poeta da supermercato Giulio Zambon

C’è tutto un fervore poetico vasto ed eterogeneo su Instagram. E quando siamo lì a scrollare, e capitiamo in uno di questi profili, il nostro primo pensiero è “Eccone n’altro”. Perché diciamocelo: ne sono tanti; troppi. Non possono esistere così tanti poeti. Eppure, questo è un pregiudizio, a mio avviso. Come pure questa mia stessa affermazione “è un pregiudizio”, potrebbe essere un mio pregiudizio; dettato magari da questa mia instancabile e irreparabile necessità di romanticismo (nel senso comune, non accademico, del termine), che mi porta a scorgere sentimenti rinascimentali in ogni Fesseria-con-Velleità-Artistica in cui mi imbatto. Poesie su Instagram comprese. A me i pregiudizi stanno stretti. E so che i pregiudizi si superano ponendo/ponendosi domande.
La ginestra nasce sulla pietra lavica: non è che magari è capace a nascere pure sul silicio dei transistor di cui sono fatti i nostri smartphone e i PC??
#InterSviste vuole essere un ciclo di interviste a questi benedetti poeti. Quattro chiacchiere seriamente a caso, per capire chi sono, e dove diamine ci troviamo.

Oggi chiacchieriamo con Giulio Zambon, il “poeta da supermercato”. Continua a leggere

Il nuovo premio Oscar spiegato con David Foster Wallace – L’intrattenimento a scala globale

L’Academy ha annunciato l’introduzione di una nuova categoria di premiazione, chiamata Academy Award for Outstanding Achievement in Popular Film (che ha già la sua pagina su Wikipedia). Sebbene se ne sappia molto poco, i giornalisti specializzati americani hanno dedotto che si tratta di un’apertura dell’Academy ai film più popolari e commerciali. Si tratterebbe in sostanza di una premiazione ad hoc per i blockbuster, per farla semplice, ovvero quel genere di film pensati per ottenere i maggiori successi al botteghino. Questo probabilmente per cercare di restituire alle persone un po’ di entusiasmo verso la kermesse, che di anno in anno è sempre meno seguita (ad esempio, per l’ultima edizione si è registrato un calo degli ascolti del 19%).

Caratteristiche del blockbuster (spiegate nella maniera più generica possibile)
Il blockbuster è un genere di film che ha, per definizione, caratteristiche tali perché questo sia fruibile presso il più vasto pubblico possibile. Tra queste caratteristiche, ad esempio: i personaggi sono notoriamente stereotipati; la narrazione procede secondo schemi narrativi soliti e usurati. Il tutto, al fine di assecondare le aspettative dello spettatore interessato al genere: un intrattenimento che richieda il minor sforzo cognitivo possibile, grazie ad uno sviluppo drammatico lineare, personaggi sostanzialmente buoni o cattivi, senza ulteriore definizione psicologica dei caratteri, etc. Continua a leggere

Di amori e di romanzi – Lo Zibaldino #1

Ho capito, passando di esperienza in esperienza, che le relazioni, quando iniziano male, è inutile tirarle avanti. Conservo un sacco di romanzi avviati, pieni di buone idee, di possibili incroci narrativi; di caratteri secondari, o solo passanti: ma questo non basta, per scrivere un romanzo.

Ho sempre cercato di essere onesto con me stesso nelle cose che faccio, per cui non mi sono mai dato pene nel chiudere il quaderno quando mi rendevo conto che, in realtà, non avevo nulla di buono da dire. Continua a leggere

Poesia e web reputation: storia di un pentimento d’editore

Anders Carlson-Wee (in foto) è un giovane poeta. The Nation – la più antica rivista statunitense ancora in corso di pubblicazione (fondata nel 1865) – ha ospitato sul suo sito web, il 5 luglio, una poesia inedita di Carlson-Wee, dal titolo “How-To”. Successivamente alla pubblicazione, la poesia è stata aspramente criticata per i suoi contenuti, e per la scelta dell’autore di affrontare il tema nella lingua chiamata African-American Vernacular English (spesso abbreviato in AAVE), ossia la lingua vernacolare degli africani americani, che a volte viene utilizzata, con intenti letterari, anche da scrittori bianchi, come è appunto nel caso di Carlson-Wee in “How-To”.

If you got hiv, say aids. If you a girl,
say you’re pregnant––nobody gonna lower
themselves to listen for the kick.[…]

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Sarà forse ingenua la mente

Sarà forse ingenua la mente
di chi condivide la poesia sui social;
ma povero si fa il cuore
di chi non si ferma a leggerla.
E se il primo è ingenuo,
il secondo è solamente innocuo,
e noi abbiamo bisogno di tutt’altro
che di cuori innocui.
Noi abbiamo bisogno di cuori
offensivi, esiziali, letali,
per sollevarci dalla barbarie
che ogni giorno minaccia
cuore e mente.